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L'editore

In una serie di interviste del giornale "Eco risveglio" e poi pubblicate sul libro, edito nel 2008 dallo stesso giornale, dal titolo " Gli uomini e le donne che fanno grande il Verbano Cusio Ossola e il Borgomanerese trascriviamo il profilo di Carlo Alberti,  storico editore e libraio di Verbania:

Carlo Alberti  è un pratico, un commerciante, uno che conta oltre 300 titoli nel suo catalogo e sa tenere sempre sulla breccia la propria casa editrice, garantendosi quell'ossigeno finanziario che è vitale per chi rientri nel novero degli editori minori. Ma dall'altra parte Alberti è anche un idealista, un sognatore, uno che rischia del suo se intuisce con passione che è necessario dare corpo librario ad un'idea; uno che non cessa di sondare, e di far sondare a persone di fiducia, i molti scartafacci, che atterrano sul suo piccolo tavolo  ingombro di carte, buste, appunti, libri, matite: un'entropìa benedetta e disperante per chi non sa chi è l' Alberti stesso. Su quel tavolo Alberti non cessa di vagliare le pagine che gli vengono sottoposte in lettura, nella speranza (spesso esaudita) di trovare un altro titolo che rimpingui qua o là le molte collane di lago che in oltre mezzo secolo di lavoro ha saputo varare.
Ecco quindi che Albertii stupisce sempre: perché riesce a coniugare una talora feroce praticità, un calcolo commerciale sovente spietato, e l'attenzione quasi maniacale per la cultura di lago, l'amore per il Verbano in tutte le sue forme e manifestazioni, dalle più banali sino alle più elevate. ]



Vo’ con l’inverna, e con la tramontana


Carlo Alberti "editore di Lago"


Nato a Omegna il 12.12.1924 (ricorsioni numeriche le quali - confessa - lo divertono assai...), inizia a lavorare a 14 anni, nel 1938, come garzone nella tipografia Vercelli di Omegna, ditta nella quale suo padre è socio

Nel 1939 l’azienda Vercelli si divide: il padre tiene il negozio di cartolibreria (mentre  Vercelli  la tipografia) che prende a gestire, trasmettendo così ai figli la passione per i libri. La giovane età di Carlo, la dinamicità e la passione per il commercio lo spinge nel 1941 a ingrandire il negozio, accettando la proposta di affittare il salone di un albergo di oltre cento metri quadrati: un luogo il cui proprietario non voleva continuare nella gestione. Parevano - e qualcuno lo disse a chiare lettere - cose folli, in quell’epoca... Il nuovo ampio negozio con il banco per la cartoleria e tutta la libreria, in forma aperta con libero accesso. Organizzò qualche mostra d’arte, tra cui le personali di Calderara e Giolli: avvisaglie di quello che sarebbe venuto poi.


Passati i giorni d’occupazione tedesca (con un posto di blocco sulla porta e un accampamento con dormitorio dei militi all’interno del negozio), nel 1945 la libreria riprende slancio; vi trovano lavoro anche gli altri  fratelli, mentre il padre di Carlo non riesce a vedere e provare piacere per l’incipiente successo commerciale del figlio: muore purtroppo prematuramente nel 1946.


Il successo commerciale, però, non è l’unica cosa: dopo la guerra nel cosiddetto “salotto” riprendono gli incontri di professori e giovani universitari, si organizzano conferenze ed audizione di musica classica, ricorrendo ailla allora novità dei dischi a 33 giri, ma anche organizzando trasferte alla Scala di Milano per concerti ed opere; un “salotto” che agisce perfino da sede staccata del Club Alpino di Omegna: vi si ritrovano gli amici, che ben conoscono la passione di Alberti per l'alpinismo (infatti, discepolo della scuola del Club Alpino di Omegna), nel 1946 raggiunge, con due amici, la vetta del Cervino partendo da Macugnaga.


I tempi passano, le situazioni e le città evolvono: Alberti si sposa e desiderando una propria indipendenza, lascia ai fratelli l’azienda di Omegna. Ha infatti adocchiato la località ideale per crearne una nuova: la scelta cade su Verbania-Intra, anche se il luogo individuate solleva qualche dubbio, per essere distante dal baricentro della città vecchia, sviluppatasi intorno alla ‘Ruga’ e proiettata verso il lago e il porto… Ma Alberti non recede dall’intenzione; attende che venga finito uno dei primi condomìni in corso Garibaldi (ancora priva non solo di negozi, ma addirittura con la strada ad acciottolato e le passatoie per i carri...), e vi affitta un negozio di cento metri quadri. Lo concepisce con le stesse caratteristiche commerciale e culturali di quello omegnese; l’inaugurazione ha luogo il 12 dicembre 1954 alla presenza di autorità e di un folto pubblico: padrino d’onore – e d’eccezione – lo scrittore Giovanni Cenzato.


Immediato il successo. alimentato anche dalle attività culturali e artistiche con mostre (tra le quali quella degli “spazialisti” nel ‘56 (Baj, Capogrossi, Crippa, Fontana, Morandi, ecc.), incontri con gli autori (qualche nome: Nino Salvaneschi nel ‘55, Mario Soldati nel ‘59), dibattiti, conferenze (tra cui quella sull’atomo nel ’57, tenuta dall’ing. Giovanni Amato del CERN di Ginevra), audizioni di musica classica e jazz: in poche parole, nasce il “Centro culturale Alberti”.


Nove anni più tardi (nel ‘63) la scelta coraggiosa di installarsi in corso Garibaldi prova la propria forza: gli spazi aperti dove erano orti e giochi di bocce in pochi anni si riempiono di condomini; e Alberti, al passo con i tempi e in continua espansione, trasloca in quella che diventa la sede definitiva, un condominio in costruzione all’angolo tra corso Garibaldi e piazza San Vittore. Un’area tripla, su due piani, con una nuovissima concezione in quei tempi e con l’accorgimento di lasciar vedere anche il piano inferiore sfruttando la pendenza della strada con il taglio del pavimento delle vetrine, fa sì che il successo dell’attività venga confermato e ampliato. La nuova struttura viene inaugurata il 16 maggio 1964 con un “Incontro di scrittori” (tra i quali: Luciano Bianciardi, Mario Bonfantini, Oreste Del Buono, Roberto Leidi, Luciano Mastronardi, Domenico Porzio) sempre all’immancabile presenza di autorità e pubblico. La nuova struttura viene premiata con medaglia d’oro dalla Camera di Commercio nel 1966.


La conseguita stabilità fa sì che per Alberti gli anni ‘60 siano quelli di una evoluzione commerciale, con un occhio attento alle nuove tendenze dell’apparato terziario, senza dimenticare, e anzi considerando come importantissime quanto in proposito capitava in America, Inghilterra, Germania ecc. Di conseguenza, nel 1970 Alberti rivoluzionò l’azienda, rinnovando completamente la pur moderna attrezzatura; importò gli arredi espositivi direttamente dalla Germania, da una ditta specializzata in mobili per cartolibrerie. Con il progettista Brubach Alberti instaura un ottimo scambio di idee e un affiatamento; ne sortisce un negozio “leader” che verrà per anni visitato, studiato, copiato da ditte italiane ed ancora oggi, a distanza di anni, è di avanguardia.


Mancava però qualche cosa. Negli anni ’70 cominciò a farsi sentire la necessità sempre maggiore dei clienti e appassionati lettori di disporre di libri di storia locale verbanese; poco o nulla esistendo al riguardo in quei tempi (la storia locale non granché considerate…), Alberti “s’improvvisò editore”: ristampò vecchi testi esauriti da tempo, partendo per primo dal Morigia (1603) e dai quattro volumi del DeVit (1877-81). L’attività creò ovviamente l’interesse per la conoscenza del territorio; Alberti divenne in breve il punto di aggregazione di un manipolo di studiosi e appassionati di lago, tra cui il critico d’arte Franco Vercelotti, gli storici Pierangelo Frigerio, don Claudio Mariani, Pier Giacomo Pisoni. Sono essi a dar vita nel 1979, insieme con Alberti, la rivista “Verbanus”; essa diventerà in breve il motivo di creare un’associazione di storia locale e cultura verbanese: nasce così la “Società dei Verbanisti, costituitasi con rogito il 19 novembre 1981; presidente sino al ’97 proprio Carlo Alberti. L’associazione, raggiunge in pochi anni oltre 600 soci; secondo lo statuto raggruppa coloro che per amore del Lago coltivano storia ed arte e ne promuovono la cultura. Facilita, a scadenze periodiche, il ritrovo di quanti nutrono simpatia o anche soltanto curiosità per la vita del Verbano. In Alberti LIbraio Editore gli studiosi trovano la “palestra” per pubblicare le proprie ricerche e i propri studi; con i loro libri il catalogo di Alberti cresce sino a sommare oltre 300 titoli,.


Nel 1977 Alberti istituisce il “Premio Verbanus-Alberti” per tesi di laurea riguardanti la storia del Lago Maggiore: un premio continuato per alcuni anni, e purtroppo abbandonato per la totale mancanza di aiuti finanziari… Il “Premio letterario Lago Maggiore” viene conferito varie volte ai titoli di Alberti Libraio Editore: nel ‘75 a “Verbani Lacus”; nell’84 al numero 5 di Verbanus, dedicato a san Carlo Borromeo; nell’85 al filosofo Pietro Prini autore di “Terra di Belgirate”, nel ‘90 a “ Il Vergante” di Vittorio Grassi e Carlo Manni; nel ‘92 a Benito Mazzi per “Il colore le donne il vino il canto”; nel 94 a Pierangelo Frigerio e Pier Giacomo Pisoni per “I fratelli della Malpaga”; nel 95 ad Armando Aghina per “ L’ombrello”.


In parallelo, le manifestazioni culturali che prima si svolgevano sotto l’etichetta del “Centro culturale Alberti” diventano quelle della “Società dei Verbanisti” con presentazioni di nuovi titoli riguardanti la zona, dibattiti, promozioni, incontri con gli scrittori (tra cui, ovviamente, Piero Chiara). Promozioni ed incontri con effetti benefici sul territorio: nel 1985 il titolo “Val Grande ultimo paradiso” di Teresio Valsesia dà un impulso decisivo per la costituzione del “Parco nazionale della Val Grande”.Purtroppo le nuove presidenze  dei Verbanisti non continuarono se non con il solo annuale covegno


Nel 2010 “Verbanus” è giunto al 30° numero, allineando oltre 10000 pagine di studi inediti, e documentazione in tema di lago Maggiore. E ancora, utile a migliorare la conoscenza del Lago Maggiore è la pubblicazione di grandi volumi fotografici, quali “I grandi libri del Lago Maggiore” con le foto di Carlo Pessina, nonché ultimamente “I giardini di Villa San Remigio e ville Medini” (con le foto di Francesca De Col Tana, testi di Carlo Alessandro Pisoni e Dante Invernizzi) e “Antiche camelie del Lago Maggiore” a cura di Piero Hillebrand e Gianbattista Bertolazzi. Il ritmo annuale delle pubblicazioni, lungi dal calare, aumenta; ma non sono solo i libri ad interessare Alberti; come a suo tempo aveva fatto con il verbanista di grande cultura Pier Giacomo Pisoni, ideatore di molte “imprese editoriali”, Alberti ha prestato orecchio alle proposte di un gruppo di innovatori, tra cui Pisoni figlio: è così nato il “Magazzeno Storico Verbanese”, di cui come per la “Società dei Verbanisti”, Alberti è socio fondatore
Nel contempo, Alberti fa conoscere le proprie edizioni in ambito verbanese, nazionale e internazionale: rappresentando la zona del lago Maggiore ha presenziato al salone del libro di Torino;al “Salon du Livre” di Parigi, nonché al primo “Salone della Piccola Editoria” dal titolo “Più libri” (Roma),. nel 2003 alla BuchMesse di Francoforte, Maggiore" È stato inoltre tra i promotori, in seno alla Provincia del VCO, di un salone per gli autori ed editori  del Verbano Cuso Ossola intolata  “Fabbrica di Carta” di Villadossola. Tra le altre attività Alberti ha creato con gli amici Lions prof. Bossi e dott. Federici l’innovativo “Servizio del libro parlato per ciechi d’Italia” e con Emilio Songa, Olinto Pescio e Carlo Carmine il “Gruppo sciatori ciechi”.

Malcelato orgoglio spinge Alberti a citare un elzeviro di Piero Chiara sul “Corriere della sera” (9 febbraio 1977) in cui lo scrittore indica in Alberti “un modesto ma sagace editore”; la sagacia, in effetti, si dimostra anche quando muovendo i primi l’informatica, Alberti – in qualità di consigliere nazionale dell’ALI (Ass;Librai Italiani) – propone all’assemblea di Roma la nuova tecnologia per catalogare i titoli. Viene inizialmente motteggiato, per non dire preso sul ridere; ma il seme lanciato darà i suoi frutti: infatti al primo corso della “Scuola per librai U.E. Mauri” a Venezia nel 1984 presso la Fondazione Cini (in cui Alberti è presente come allievo-docente) vengono poste le basi per informatizzare le librerie italiane e ticinesi. Dalle discussioni e dai confronti con il collega Casagrande di Bellinzona nasce il primo sistema “chiamato "Libris”, sperimentato a Vicenza nell’85 e nell’86 a Modena ed a Verbania. Oggi sono decine i sistemi informatici disponibili;con il numero enorme di titoli pubblicati ogni anno l’informatizzazione delle librerie è diventata indispensabile.


In ultimo, piace notare come la passione per i libri e l’amore e rispetto per il territorio hanno portato Alberti a diventare editore; una pluridecennale attività tesa a far conoscere, apprezzare e dare stimolo per studiare ed amare il lago Maggiore, è stata coronata nel giorno di festa del patrono di Verbania, san Vittore (8 maggio 2003). In quell’occasione Alberti è stato insignito da parte del Comune di Verbania della qualifica di cittadino benemerito, con la consegna di una targa ed una pergamena con il seguente testo: «Il Consiglio Comunale di Verbania conferisce la Benemerenza della città di Verbania a Carlo Alberti editore a testimonianza della sua infaticabile opera di editore che, promuovendo la pubblicazione di volumi riguardanti la storia locale, le bellezze naturali e ambientali della nostra città e del Verbano ha contribuito a diffondere e a far conoscere oltre i confini della nostra zona quanta bellezza ci circonda. Appassionato custode e profondo conoscitore della nostra storia locale, qualificato rinnovatore di testi che ha saputo far rivivere per trasmettere il nostro passato e la nostra cultura. Uomo della sua terra, ricercatore, storico, scrittore, studioso stimato in tutto il Verbano». Un riconoscimento, questo che va ad assommarsi ad altri, tra cui il “Premio Piemonte VIP” (16 novembre 2001)ed il 30 ottobre 2004 tramite il Circolo culturale Omodei Zorini Di Arona, medaglia del Presidente della Repubblica Ciampi "per la lunga ed appassionata attività nel campo dell'editoria, a sostegno della cultura del Lago e dell'amore per le parole scritte, che trova nel bel libro la sua insostituibile cornice.

Il 12 dicembre 2004, quando Alberti, insieme all’ottantesimo compleanno celebra i cinquant’anni di presenza a Verbania, Alberti non può rinunciare a guardare con ottimismo agli anni a venire: in ciò sapendo che ha creato dei successori, e che l’azienda è diretta, con entusiasmo, capacità innovativa e passione pari ai suoi, dalla figlia Raffaella.



12 dicembre 1979. Don Claudio Mariani scrive a proposito del primo quarto di secolo della Libreria Alberti.


La Libreria Internazionale Alberti di Verbania ha venticinque anni. La tenne a battesimo, in un pomeriggio di domenica, in un vespero invernale pieno di freddo e di nebbia, Giovanni Cenzato del Corriere della Sera, con una bellissima orazione. La sede, della Libreria era allora, come oggi, in corso Ga­ribaldi, ma all’angolo di via Canna, in uno dei primissimi nuovi condomini di Intra. All’interno, quasi a contrasto con i1 freddo e il buio dell’incipiente notte (erano le ore 16) luci e calore: Carlo Alberti dava ai numerosi convenuti, amici suoi, e molti intresi, il suo benvenuto. Le parole eran persin troppo ricercate  ma raccontavano la genesi della famiglia Alberti, originaria della sponda lombarda del Lago Maggiore, l’esperienza di una “bottega libraria” fatta dal padre, in quel di Omegna, negli anni Quaranta, e la ragione per la quale «un arbusto si staccava dal ceppo» e veniva a piantar radici in Verbania; il suo dire terminava con la citazione di una frase che un visitatore, un amico, aveva scritto sull’album, pochi momenti prima: «Hic manebimus optime». C’è rimasto Lui, sua Moglie (si era appena sposato), i suoi figlioli, la sua Libreria, ormai da venticinque anni. Ed è stato un manere pieno di iniziative, di realizzazioni, di successi (infatti il nostro Alberti sa fare il suo mestiere) ma anche di contributi alla vita culturale Eccone una brevissima storia. Gli Alberti, tutti, anche quelli che non sono andati in Diaspora, han sempre dato giusta importanza alla Pubblicità. Avevano in Omegna, in Orta e nei paesi circostanti ornati i muri di un loro manifesto. In una grafia molto semplice ma eloquente, annunciava il loro commercio: con una bottiglietta di inchiostro, una penna, alcuni quaderni e via discorrendo, era disegnato un piccolo trenino che portava attorno, con il nome Alberti, il materiale di cancelleria. Anche il primo manifesto che annunciava l’apertura ad Intra della nuova attività di Carlo Alberti, riprendeva un po’ questo tema: un quaderno e la classica penna, sollevata a mezz’aria, che vi scriveva sopra. E la primissima vetrina del nuovo negozio faceva bella mostra di un grosso quaderno con scritto «Pelikan 120 la penna per la scuola». Cancelleria, dunque. La realtà era appena un po’ diversa. Per noi, poveri provinciali, abituati ai nostri due o tre cartolai, con in testa la secolare Cartoleria di Francesco Bertolotti, dove si poteva innanzi tutto “odorare” il buon odore di matite e di inchiostri e “vedere qualche libro occhieggiare dagli scaffali” dove si. allineavano quaderni a quaderni e a risme di carta protocollo e a fogli da disegno, ecco una sorpresa. Della classica tradizionale cancelleria in quel pomeriggio, non se ne vedeva. Pareti coperte da tantissimi libri di ogni forma, di ogni colore, con i titoli più disparati; un angolo della grande sala destinato ai dischi; e tanti dischi, nei giorni e nei mesi successivi si potrà persìn sedersi comodamente su poltrone e ascoltare i preferiti; un cantuccio dedicato alle riviste, di ogni sorta, con tutte le indicazioni per un possibile abbonamento. E termina la parte ufficiale di inaugurazione: ecco, dapprima solo i più aggiornati e poi un po’ tutti prendere libri dagli scaffali e osservarli, e consultarli, così, liberamente. Davvero, una libreria. Le promesse di quella giornata inaugurale non vennero mai tradite, deluse. Chi frequentò Alberti in quei primi anni ebbe a fare una scoperta: avevamo tutti esigenze più grandi, più vaste del nostro piccolo tran tran quotidiano; il libraio Carlo Alberti ce le svelava, ce ne faceva prendere coscienza, e, in fondo, a modico prezzo, ci dava modo di soddisfarle. Libri, dischi, stampe antiche e ogni altra cosa che avesse attinenza alla cultura e all’arte. Mi piace sottolineare questo. Erano esigenze di studio, di cultura che sentivamo - e alle quali forse non sapevamo ancora dare un nome. … E fu subito un fuoco di fila di iniziative. Nacque il “Centro culturale Alberti” e conferenze, mostre di .pittura, mostre-mercato di stampe, e concerti si contesero i giorni di quasi ogni mese. Varrà citare qualcuna di queste iniziative: la serata in cui veniva esposta e illustrata “La teoria della relatività dì Einstein”; l’esposizione dei disegni di Caramella, delle opere del pittore Necchi, del pittore Celestino Borotti; la mostra del vangelo con conferenze di tutto riguardo della prof.ssa Giulia Conti, di.Alfio Coccia e dell’avv. Gabriele Galli e l’allestimento delle vetrine del negozio con scene di sapore ottocentesco; il concerto di jazz e, in collaborazione con il comitato verbanese della “Dante Alighieri” e dell’Azienda di soggiorno, i Concerti della Settimana Santa, al Kursaal. E altro certamente mi sfugge. Mi ritorna alla memoria un articolo uscito, non ricordo più su che giornale o rivista, in quell’anno. L’articolo portava questo titolo: “Intra senza speranza?” e svolgeva questa tesi: la crisi in cui si dibatteva da anni la nostra città, lo studio per mettervi riparo; e in tutto questo fra le altre cause di questa situazione, la poca sensibilità ad ogni iniziativa o attività artistico-culturale. È vero, scriveva l’articolista, che c’è un “Centro culturale” e anche se il suo carattere è prettamente commerciale, tutto è fatto con un’intelligentissima forma di pubblicità , e perciò culturalmente valido; e ho citato a memoria. L’accento, però, era messo sul carattere “straniero” dell’iniziativa: “non è autoctona”. Gli era venuto da fuori, da Omegna, il promotore e il successo non gli era mancato, “non mancando nel grigiore dell’ambiente intrese persone desiderose di uno scambio e di un incontro, sia pure ad un livello generico e non impegnativo”. Allora c’erano davvero (almeno queste!) esigenze e necessità non solo di penne e di quaderni, o di carta per registri di preventivi e bilanci. …E si continuò così per un buon decennio. Il 16 maggio 1964 è il giorno fissato per l’inaugurazione della nuova sede della libreria e delle altre attività ad essa legate. Per l’inaugurazione, in programma grandi cose. La presenza di molte autorità, che dovrebbero essere tutte segnalate e ricordate, con tanti amici e tante figure della nostra città e molti rappresentanti del mondo della scuola, e messa in risalto da due bellissimi interventi di Domenico Porzio e Mario Bonfantini. Si gira attorno a due constatazioni: gli italiani (i verbanesi) leggono ancora troppo poco; vi è scarsità di librerie. L’augurio attesa di un giornale cittadino è questo: «quando i verbanesi si avvezzino a leggere e il “Centro Culturale” sia in grado di fare a questo scopo qualcosa di positivo». A questo scopo… ecco: Alberti diventa editore. E si cimenta con una collana di Pubblicazioni storiche della Zona Verbanese. L’elenco delle opere non è tanto numeroso, per ora, ma certo è di un livello degno di ogni rispetto. La ristampa anastatica dell’opera del Morigia (Historia delle nobiltà et degne qualità del Lago Maggiore, Milano 1603), di quella del De Vit (Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee, Prato 1877-1880); di quella del Viani (Pallanza antica e nuova, Pallanza 1891); ed infine quella di Svanellini (Giovanni Branca precursore di Watt e Parson, Arona 1911). E ancora, Intra dul me coeur rappresenta la poesia dialettale intrese: l’opera di Vasconi, vivente; le fotografie sono di Azzoni. L’incontro, sul piano della collaborazione con due studiosi veramente di eccezione, Pierangelo Frigerio e Pier Giacomo Pisoni, porta all’edizione di opere fondamentali per la storia del nostro lago: Verbani Lacus, del Macaneo; Le rive del Verbano di Giovan Giuseppe Vagliano, e, a completamento del testo del Morigia, edito in anastatica, un commento preziosissimo: Il Verbano del Morigia. È fresco ancora di stampa il primo numero della rivista «Verbanus», rivista che si ripromette, con frequenza annuale, di darci testimonianze, scritti, cronache e note per la cultura, l’arte, la storia del Lago. … auspicava il giornale locale, dando notizia dell’inaugurazione della nuova sede della libreria: «il Centro Culturale sia in grado a questo scopo qualche cosa di positivo»; a questo scopo, Alberti diventa patron. Nel 1976 egli si fa promotore di un premio che tratti in modo originale argomenti di storia verbanese e nella prima edizione vengono premiati ex aequo due lavori: il primo sugli sviluppi architettonici ed urbanistici di Besozzo dal secolo XVI al secolo XIX; il secondo sugli statuti della Valtravaglia nel secolo XIII e fuori concorso Il trattato di Worms (1743): l’Alto Novarese tra Lombardia e Piemonte. E per l’avvenire? Conoscendo Alberti Libraio Editore in Intra, possiamo aspettarci di tutto, sempre di bello e di utile, però; anche se ricerca, come è giusto, l’utile e l’avvenire della sua azienda. Auguri.